Il proverbio dice che “l abito non fa il monaco” ma molti studi evidenziano il contrario.

In questo articolo ho raccolto alcuni spunti che è importante tu conosca + 6 buoni consigli per il tuo abbigliamento.

Perché l abito fa il monaco

L’abito influenza sia la percezione che tu hai di te stesso, sia la percezione che gli altri hanno di te.

Molti studi infatti evidenziano quanto segue:

  • la prima impressione: ci facciamo un’opinione su una persona in un tempo compreso tra un decimo di secondo e cinque minuti; il cervello confronta quello che vediamo con le esperienze passate e genera un “sì” o un “no” (infatti un abito costoso è spesso percepito come di maggiore qualità rispetto ad uno economico, in quanto di solito è così in base alla sua esperienza).
  • le esperienze creano regole e associazioni: i dottori portano generalmente il camice e le persone tendono ad associare il camice al concetto di un onesto professionista di cui fidarsi; avrai certamente notato che spesso nelle pubblicità dei dentifrici viene presentato un uomo in camice che sottolinea i vantaggi del prodotto proposto; in questo modo si cerca di associare, nel cervello del pubblico, il prodotto al concetto di dottore e quindi di fiducia.
  • l’abito da informazioni sul tuo status, sul tuo ruolo nella società e nella gerarchia sociale (pensa ad esempio ai militari e a i gradi che portano esposti)
  • esistono dei modelli universali che il cervello usa come elemento di confronto per valutare una persona (ad esempio i politici sono quasi sempre in giacca e cravatta, le donne imprenditrici o manager vestono generalmente in tailleur, etc…)
  • l’abito può creare su di te ma anche nei confronti del tuo interlocutore un’influenza positiva: può tramettere autorità e sicurezza in te stesso; attenzione però che solo se ci sarà coerenza tra la tua comunicazione verbale, paraverbale e  non verbale riuscirai realmente ad ottenere una comunicazione efficace.

Come l’abito può influenzare il tuo interlocutore

prima impressione

A dimostrazione del fatto che l abito fa il monaco, recentemente la Social Mobility Commission inglese ha analizzato in un report sulla mobilità sociale, i fattori che concorrono ad ottenere un lavoro ben retribuito nel settore bancario a Londra.

Tra gli elementi più rilevanti troviamo:

  • aver frequentato le migliori scuole private (e forse c’era da aspettarselo)
  • in fase di colloquio di lavoro indossare un abito formale blu o grigio, una cravatta sobria ed intonata e scarpe tassativamente nere (ad esempio l’abito formale abbinato a scarpe marrone in generale, anche se non sempre, è considerato inaccettabile dai e per i banchieri britannici all’interno della divisione investimenti)

Questo è solo un’esempio di come all’interno di uno specifico contesto l’abito possa fare la differenza.

Per chi ancora non è convito che “l abito fa il monaco”, ecco un’altro esempio evidente di come l’abito ma possa influenzare la prima impressione di una persona.

Il foto grafo americano Joel Parés ha ritratto varie persone in 2 situazioni diverse sia di abbigliamento che di contesto, volutamente estremizzate e provocatorie.

In una le ha presentate come realmente sono nel loro contesto lavorativo, in un’altra le ha presentate in modo provocatorio.

Il risultato è straordinario. Qui sotto puoi vedere un filmato che presenta per ogni persona le 2 foto affiancate.

Interessante vero?

6 buoni consigli sul tuo “abito”

Come hai capito l abito fa il monaco e con il termine abito possiamo inglobare sia l’abbigliamento, sia il ruolo che rivesti, sia l’atteggiamento che hai.

Per non sbagliare puoi seguire 6 semplici consigli:

  1. Cerca di essere curato, anche nell’abbigliamento (soprattutto se si tratta del primo appuntamento con una persona che ancora non conosci).
  2. Adatta il tuo abbigliamento al contesto: se cerchi lavoro come operaio o un lavoro d’ufficio o nel reparto vendite, ricorda che ci sono regole differenti e di conseguenza abiti adeguati.
  3. Evita un abbigliamento eccentrico per non attirare eccessivamente l’attenzione su di te (a molti questo da fastidio) e cerca sempre di vestirti sempre un po’ meglio della persona che devi incontrare.
  4. Se si tratta di un primo incontro, ti consiglio accessori neutri, per legare maggiormente con il tuo interlocutore: in questo modo limiterai al massimo le possibilità di differenze tra te e il tuo interlocutore; potrai con calma raccogliere indizi sulle opinioni e sulle idee del tuo interlocutore, per trovare poi un terreno comune.
  5. Sii spontaneo: uno studio dell’università del Texas, ha dimostrato che una posa spontanea trasmette al proprio interlocutore in maniera più efficace i tratti della propria personalità. Nell’esperimento sono state fatte delle foto a dei volontari sia in una posa spontanea che in una posa standard ed inespressiva, poi è stato chiesto loro di dare una propria autodescrizione. Le foto sono state poi mostrate ad un centinaio di soggetti i quale dovevano descrivere le persone solo osservando le fotografie. E’ risultato che nel caso delle espressioni spontanee vi erano maggiori coincidenze tra le descrizioni fatte dagli osservatori e le decisioni che le persone fotografate davano di se.
  6. Utilizza una comunicazione efficace: questo lo potrai ottenere solo se tutti gli elementi della tua comunicazione (comunicazione verbale, comunicazione paraverbale e comunicazione non verbale) saranno coerenti tra loro; su questo argomento ti consiglio di approfondire il post comunicazione efficace: 9 segreti per ottenerla subito.

Ciao e buona settimana.

Piero

 

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Piero Salomoni
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Piero Salomoni

Sono papà di Isabella e Diana, sposato con Emanuela.
Lavoro come consulente e venditore da 20 anni. Aiuto rappresentanti e commerciali ad ottenere più risultati nella vendita. Lo faccio condividendo strategie ed esempi pratici da mettere in pratica subito.
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